Il Rapporto ONU sollecita la comunità internazionale a perseguire la responsabilità per le violazioni dei diritti umani in RPDC

Sette anni dopo una storica indagine delle Nazioni Unite sui diritti umani nella Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC), un nuovo Rapporto ONU afferma che  ci sono ragionevoli motivi per credere che i crimini contro l’umanità continuino ad essere commessi nel Paese, invitando la comunità internazionale ad agire per garantire la responsabilità.

Il Rapporto espone il lavoro dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani nella raccolta e nell’analisi delle informazioni relative ai possibili crimini contro l’umanità identificati dalla Commissione d’inchiesta sulla RPDC (2014). Questi includono sterminio, omicidio, schiavitù, tortura, imprigionamento, stupro e altre forme di violenza sessuale, persecuzione per motivi politici e sparizione forzata. In particolare, l’analisi delle interviste a persone fuggite dalla RPDC fornisce ragionevoli motivi per credere che il crimine contro l’umanità dell’imprigionamento continui nel sistema carcerario ordinario. L’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha anche continuato a ricevere resoconti coerenti e credibili dell’inflizione sistematica di gravi dolori o sofferenze fisiche e mentali ai detenuti nel sistema carcerario ordinario – che può equivalere al crimine contro l’umanità della tortura. Tale trattamento include percosse, l’uso prolungato di posizioni di stress, abusi psicologici, lavoro forzato, negazione di cure mediche e di prodotti sanitari e igienici, e la fame, che si combinano tutti per creare un’atmosfera di grave sofferenza mentale e fisica in detenzione, esacerbata da condizioni di vita estremamente povere. Il Rapporto sottolinea la mancanza di progressi sull’urgente necessità di stabilire la verità e garantire la responsabilità sui casi di rapimenti e sparizioni forzate di coreani, cittadini giapponesi e altri, dalla guerra di Corea a oggi. Le vittime di queste violazioni e le loro famiglie stanno raggiungendo un’età avanzata e il tempo a loro disposizione per vedere realizzata la giustizia e la verità diminuisce. Un’indagine adeguata e il perseguimento dei presunti crimini internazionali commessi nella RPDC devono rimanere una priorità, afferma il rapporto, sia attraverso il rinvio della situazione alla Corte Penale Internazionale o con l’istituzione di un Tribunale ad hoc o altro meccanismo comparabile. Il rapporto ricorda che non esiste uno statuto di prescrizione per i crimini contro l’umanità.

L’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani, compreso il suo ufficio sul campo a Seoul, sta contribuendo alla realizzazione di tali iniziative, in particolare attraverso la raccolta di informazioni e l’analisi della conservazione a fini di responsabilità, l’advocacy e la sensibilizzazione, nota il rapporto. Il rapporto chiede anche che le organizzazioni umanitarie internazionali e gli osservatori dei diritti umani abbiano accesso immediato al paese, comprese tutte le strutture di detenzione.

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