Caro Riccardo,

nel ringraziarti per avermi voluto coinvolgere nel tentativo di aprire un dibattito devo purtroppo rinviare ad altra occasione il mio contributo visto che è venuto a mancare René Andreani, un compagno di Genova, protagonista di molte comuni lotte politiche, tra i più convinti sostenitori dell’impostazione nonviolenta transnazionale e transpartitica del Partito Radicale. Fino all’ultimo René ha continuato a difendere le scelte che compimmo decenni fa.

Come sappiamo, le idee camminano sulle gambe delle persone; con René, come con Marco o Aldo Loris Rossi, per dire degli ultimi due, ci sono venute a mancare gambe che hanno dato forza alle idee; ed il concetto che voglio esprimere oggi è che ritengo necessario mettere a disposizione le nostre gambe per far vivere le nostre idee che possano trovare da subito nuove gambe che continuino a farle vivere.

Sono personalmente interessato, e spero presto occupato, a creare qualcosa di nuovo tra coloro che avendo una esperienza certa, ed anche una certa età politica, possano farsi garanti più che protagonisti in prima persona di un nuovo possibile. In particolare tra i compagni socialisti, ma non tralascerei laici di ogni latitudine – liberali, radicali e popolari – c’è una folta schiera di persone che hanno coperto ruoli istituzionali, sono stati protagonisti della vita politica di questo paese, ai quali è negata ogni possibilità di dare il loro contributo nel momento in cui questo è quanto mai necessario.

E’ da lunga data che Pannella all’unità delle forze laiche ha proposto l’unione laica delle forze, credo sia venuto il momento di provarci, l’alternativa mi pare sia segnata, non tanto da quello che è accaduto il 4 marzo ma da quello che lo ha prodotto. Dobbiamo ripartire da parole d’ordine che nel tempo non abbiamo dimenticato ma poco praticato. Credo che i laici di questo paese abbiano sinora più dato che ricevuto, e non parlo di riconoscimento elettorale; abbiano assistito più che partecipato; abbiano accettato più che rivendicato, abbiano insomma dato per scontato di essere minoranza a volte anche marginale, politica e culturale e che l’esserlo fosse già qualcosa.

 

Caro Riccardo,

oggi ogni dibattito alla nostra latitudine politica esige risposte a due domande pregiudiziali :

– una direi contingente; per quali ragioni, dopo mesi di lavoro e centinaia di persone coinvolte il lavoro del Ministro Orlando, di riforma dell’ordinamento penitenziario, è stato abbandonato. E’ una domanda che non può essere elusa.

– Ed una pregiudiziale di fondo. Negli ultimi due congressi del PSI ai quali mi hai invitato ho sollevato la questione dell’informazione. Sul diritto del cittadino ad essere informato, precondizione di un gioco democratico fondato sulle regole dello Stato di Diritto. Nonché del diritto dei soggetti politici ad essere conosciuti perché siano i cittadini a decidere da chi farsi rappresentare.

Non potete non prendere atto e denunciare che in questi anni i cittadini sono stati condizionati. Che anche voi siete stati censurati, discriminati, nascosti alla pubblica opinione.

Da una parte hanno cancellato alcuni temi dall’agenda politica fino ad arrivare all’assurdo che in campagna elettorale tutti coloro che hanno avuto accesso agli spazi di informazione hanno taciuto sulla questione giustizia che è una delle più pesanti zavorre sullo sviluppo del nostro paese.

D’altro canto hanno cancellato il dibattito, il confronto, il contradditorio, si è concesso quale diritto quella che è una violenza sul cittadino: il monologo!

Sono state lasciate crescere a dismisura le percezioni a discapito della forza della realtà dei fatti. Anche da parte del servizio pubblico!

E il 4 marzo è arrivato il conto. Che non dobbiamo e non vogliamo far pagare ai cittadini. Hanno votato esattamente in base all’informazione che li ha raggiunti e, ripeto, condizionati.

Vado a Genova a salutare René perché sia dati ad altri l’opportunità di seguirne l’esempio mentre con i compagni del Partito radicale cerchiamo di racccogliere 60mila firme su otto proposte di legge di riforme più che mai necessarie, sulla giustizia e sulla RAI, su quelle elettorali e sulla legislazione antimafia. E a cercare 3.000 compagni di viaggio perché non sia soffocato anche l’ultimo debole respiro del Partito Radicale che alcuni già cominciano a confondere con un rantolo. Come sempre continueremo a mettercela tutta per affermare la necessità di una transizione verso lo Stato di diritto democratico federalista laico a partire dai nostri paesi cosiddetti democratici.

Ho avuto e continuo ancora ad avere l’opportunità con tanti altri compagni di potermi sentire contemporaneo nella lotta di persone come Gaetano Salvemini o i fratelli Rosselli, Ernesto Rossi o Piero Calamandrei o Spartaco Lavagnini, per non dire di Antonio De Viti De Marco o Altiero Spinelli. Perché con loro abbiamo continuato a batterci contro militarismo, protezionismo, giustizialismo, autoritarismo; ed è con e grazie a loro che abbiamo compreso che non ci può essere un totalitarismo buono che ne sostituisce uno cattivo.

Sono convinto che sia urgente frequentare di più le loro vite, le loro storie, le loro idee e le loro lotte. Non abbiamo mai creduto che la libertà raggiunta lo sarebbe stato per sempre e ne abbiamo denunciato la costante erosione e i tentativi, democraticisti, di limitarla. Siamo stati derisi quando il 25 aprile di appena dieci anni fa manifestavamo a Roma con Marco con la stella gialla appuntata al petto. Oggi quella foto fa già meno ridere.

 

Caro Riccardo,

il tempo è poco e peraltro siamo in estate. Ma è in questi giorni ed ore che possiamo, dobbiamo cercare di ridare forze alle nostre antiche speranze, non penso abbiamo alternative.

Voglio vedervi presto, un abbraccio,

Maurizio