Dichiarazione di Matteo Angioli della Presidenza del Partito Radicale)
Dopo il giudizio favorevole del Procuratore generale, il 5 maggio anche la Corte Suprema spagnola ha stabilito che Carles Puigdemont e altri due candidati di “Lliures per Europa” possono candidarsi alle elezioni europee del 26 maggio, ribaltando così la decisione della Giunta Elettorale Centrale che aveva accolto un ricorso del Partito Popolare (PP) e di Ciudadanos (Cs) ed escluso i tre candidati della formazione indipendentista catalana. La Corte Suprema ha affermato all’unanimità che l’esclusione dei tre candidati è “infondata” e ha chiesto al tribunale amministrativo di Madrid di dare “immediatamente” seguito alla decisione.

Benché contrari all’indipendenza della Catalogna, siamo convinti che, come diceva Marco Pannella, ciò che distingue una democrazia da un paese autoritario sia il “diritto alla blasfemia” ovvero il diritto/dovere di affrontare democraticamente e responsabilmente ogni idea, ogni proposta politica, condivisibile o meno che sia. Sono le aule parlamentari, e non quelle giudiziarie, con relative incomprensibili e lunghissime detenzioni preventive, i luoghi deputati all’istituzionalizzazione dei conflitti e delle rivendicazioni sociali più diverse. In linea con lo spirito dei padri costituenti spagnoli del 1978, deve esser la politica, non il codice penale, a risolvere questo caso. Negare ciò significa adottare un comportamento proibizionista e antidemocratico che non può che risultare nella polarizzazione delle posizioni in campo, come sta effettivamente accadendo. Coerentemente con lo spirito con cui fu approvata la Costituzione spagnola del 1978 infatti, gli indipendentisti hanno cercato il confronto politico mediante l’apertura di un negoziato con Madrid dopo che nel 2010 il Tribunale Costituzionale, su ricorso di un PP animato da una volontà politica centralizzatrice in controtendenza con i costituenti, aveva snaturato la riforma dello Statuto delle Autonomie approvato nel 2006 sia dal “Parlament” della Generalitat di Barcellona, sia dalle “Cortes” di Madrid.

Occorre disinnescare lo scontro tra nazionalismi e proporre, soprattutto in Catalogna, dove già si chiede un’Europa federale e un esercito europeo anziché la difesa comune europea, una riflessione sullo Stato di Diritto e la Repubblica europea dei cittadini come nuovo spazio di maggiore democrazia e diritto. Per questo accogliamo con favore l’autorizzazione a candidarsi di Carles Puigdemont, una decisione giusta che inoltre mostra la vacuità dei “radicali” e dei “liberali” di Più Europa, alleati a doppio filo, nell’ALDE, con la formazione spagnola di Ciudadanos all’origine del tentativo di censurare in ogni modo e in ogni dove chi ha un’idea diversa, dimostrando una cultura tutt’altro che liberale.