Il martello invisibile che incombe sul popolo britannico

di Laura Harth, rappresentante del Partito Radicale all’ONU

L’Operazione Yellowhammer ha lo scopo di mitigare, nel Regno Unito, gli effetti dirompenti della Brexit, e dovrebbe durare per circa tre mesi. E’ stato sviluppato dal Civil Contingencies Secretariat (CCS), un dipartimento dell’Ufficio del Governo responsabile della pianificazione delle emergenze.

Per preparare al meglio i britannici all’eventualità di un’uscita senza accordo, era attesa la pubblicazione di estratti del documento martedì 3 settembre, proprio nel giorno in cui alla Camera dei Comuni andava in scena lo scontro tra la – ormai defunta – maggioranza del Primo Ministro Boris Johnson e l’opposizione rafforzata da una ventina di voti di alcuni Tory ribelli per impedire al Governo di arrivare ad un’uscita senza accordo con l’UE il 31 ottobre prossimo.

Durante il fine settimana, funzionari del governo hanno lavorato in modo frenetico alla revisione del documento Operation Yellowhammer, lasciando sperare Michael Gove, Ministro per la pianificazione di un’uscita dall’UE senza accordo, di poterlo utilizzare pubblicamente per dimostrare che il governo fosse in controllo della situazione. Ma lunedì Gove e altri ministri hanno deciso di abbandonare l’ipotesi della pubblicazione di un documento “annacquato”. Fonti interni rivelano che “la riunione non è andata bene, il tutto è stato visto come troppo pessimista in caso di un no deal”.

Il mese scorso, il Sunday Times aveva pubblicato alcuni estratti dell’operazione Yellowhammer secondo cui, in caso di un no deal Brexit, la Gran Bretagna dovrà affrontare carenze di carburante, cibo e medicine, e tre mesi di caos nei suoi porti. Il documento, contrassegnato come “ufficiale riservato”, avverte che i camion potrebbero subire ritardi di due giorni e mezzo nei porti e che le forniture mediche potrebbero essere vulnerabili “a gravi ritardi prolungati”. Affermava inoltre che il governo si aspettava il ritorno di un confine duro in Irlanda.

Sebbene i funzionari che lavoravano alla riscrittura affermassero che il documento era stato deliberatamente “neutralizzato”, era ancora considerato troppo cupo per renderlo pubblico. Hilary Benn, Presidente della Commissione Brexit alla Camera dei Comuni e primo firmatario del DDL svolto a bloccare un’uscita senza accordo il 31 ottobre prima della sospensione del Parlamento voluta da Johnson, ha dichiarato: “Una versione disinfettata del rapporto Operation Yellowhammer non sarà sufficiente. Il governo deve essere completamente aperto e trasparente con i parlamentari e il pubblico in merito alle piene implicazioni del danno che una Brexit senza accordo infliggerebbe al paese”.

Ricapitoliamo: a poco più di un mese di una possibile uscita senza accordo dall’UE – opzione a cui l’attuale governo guidato da Boris Johnson sia propenso, visto anche le innumerevoli indiscrezioni da fonti UE e Irlandesi secondo i quali dal suo insediamento il governo britannico non ha avanzato alcuna proposta alternativa per un nuovo accordo -; a distanza di qualche giorno dalla sospensione prevista del Parlamento che si sta battendo con forza per prevenire lo scenario di un’uscita senza accordo il 31 ottobre, mettendo il governo in netta minoranza; e con lo stesso Johnson che spinge con una mozione ufficiale presentata alla Camera dei Comuni per delle elezioni anticipate il 15 ottobre per “decidere chi andrà a Bruxelles il 17 ottobre prossimo a trattare con l’UE” – elezioni che farebbe dunque ruotare quasi esclusivamente intorno a questa questione -, il governo si rifiuta di informare parlamento e cittadini elettori di quello che sarebbero gli effetti della proposta che continuano a difendere a spada tratta contro i sempre più numerosi “traditori della volontà popolare”, perché lo scenario è “troppo negativo”.

Al di là delle posizioni a favore o contro la linea governativa che uno può nutrire, è evidente, purtroppo, che poco si è imparato dalla decisione scellerata di Blair di entrare in guerra in Iraq sulla base di informazioni “confezionati” e “riservatissime”. E’ difficile non vederne un disprezzo profondo nei confronti dei cittadini britannici che dovranno pagare il prezzo di questa ulteriore violazione del loro diritto a conoscere. Più che essere sepolto in qualche cassetto di Downing Street, il “martello giallo” pende sopra la testa del popolo sovrano.