Per il diritto all’autodeterminazione delle persone malate

Avv. Giuseppe Rossodivita, Consigliere generale del Partito Radicale

l’importante sentenza di ieri della Corte Costituzionale sul caso Dj Fabo va salutata come un ulteriore passo in avanti verso il pieno riconoscimento del diritto all’autodeterminazione delle persone malate e per questo dobbiamo e vogliamo ringraziare Marco Cappato, iscritto al Partito Radicale Nonviolento Transpartito e Transnazionale, la cui azione si pone in evidente continuità con le battaglie iniziate, sul punto, nel 2006, tredici anni fa, con Piergiorgio Welby.

Ricordo perfettamente, come fosse oggi, la telefonata di Marco Pannella con la quale mi convocava al Partito per iniziare a seguire la vicenda di Piergiorgio nel momento stesso in cui Piergiorgio aveva inequivocabilmente espresso la volontà di congedarsi da questo mondo secondo le sue volontà, non quelle dei medici.

Ricordo ancora la feroce determinazione di Marco Pannella, nel voler approfondire ogni questione dal punto di vista legale, per cercare una strada, con fantasia Radicale, ma con rigore scientifico, che avesse ‘copertura costituzionale’.

I tempi erano profondamente diversi, le sensibilità e la cultura della società era differente, i riflessi della stampa prona al regime erano differenti.

A fronte della proposta della ‘via belga’ – dei medici belgi erano pronti a venire per praticare l’eutanasia – Marco Pannella, convinse Piergiorgio Welby a portare pazienza, per consentirci di riflettere, approfondire e, come amava dire, studiare.

Quando il dr. Mario Riccio si presentò al Partito  – come egli stesso ricorda nel suo libro “Storia di una morte opportuna. Il Diario del medico che ha fatto le volontà di Welby” – noi avevamo già individuato la strada non del ‘diritto a morire’ o ‘del ‘diritto al suicidio’, come pure suggerito da illustri giuristi, ma del pieno sviluppo del ‘diritto all’autodeterminazione’, del ‘diritto di interrompere le cure’: una strada già pienamente tracciata dalla e nella nostra Costituzione, ancorché, sino ad allora, negata ed ignorata.

Il dr. Riccio, Mario, era uno dei pochissimi medici italiani che non negava questa strada, anzi, essendone consapevole, voleva fermamente percorrerla. E immediatamente ci ri-conoscemmo, insieme a Piergiorgio.

Ricordo i giorni concitati del ricorso al Tribunale civile e il momento in cui la Procura di Roma, costituendosi in quel giudizio, si schierò a supporto delle nostre tesi. Capimmo subito che il varco si era aperto.

La sentenza del Tribunale Civile di Roma, sbagliata nelle conclusioni, ma corretta nelle premesse non fu un ostacolo, anzi andava ulteriormente a sancire, nella sostanza, il diritto di Piegiorgio ad ottenere la interruzione delle cure e il dovere del medico di dar seguito  a queste volontà. Il successivo giudizio penale, scaturito da un’imputazione coatta ordinata da un giudice cattolico che argomentava le sue tesi con la Bibbia sottobraccio anziché con la Costituzione sulla scrivania, confermò in pieno la bontà del percorso.

Ricordo ancora, poi, la vicenda di Giovanni Nuvoli, che ha chiarito il perché della necessità di una legge, col suo tragico epilogo e gli inutili tentativi di interloquire con una Procura, quella di Sassari, che mandò i Carabinieri a fermare il medico mentre giungeva al capezzale di Nuvoli ancorché poche settimane prima, lo stesso Procuratore, sulla scorta di quanto riconosciuto dalla Procura di Roma e dallo stesso Tribunale Civile per Welby, aveva scritto, rispondendo ad una lettera appello di Nuvoli, che certamente era un suo diritto quello di interrompere le cure con contestuale sedazione.

La legge poi è arrivata, il 22 dicembre del 2017, la legge che all’art. 1 ha disciplinato il tema della interruzione delle cure e che abbiamo proposto – con la voce strozzata dalla solita conventio ad excludendum nei confronti del Partito Radicale –  fosse ricordata come legge Welby/Pannella, perché da lì, 11 anni prima, era partito tutto.

Marco Pannella diceva spesso che uno dei compiti del Partito Radicale è quello di “inoculare virus” nella società: il virus dell’antiproibizionismo, dell’ecologismo, della libertà di scelta sul fine vita, della libertà della scienza o del diritto alla conoscenza, solo per ricordarne alcuni.

Una volta inoculato il virus poi viaggia da solo, ripeteva, non ha più bisogno del Partito Radicale e le lotte proposte dal Partito Radicale si compiranno.

Sono lontane le urla dei vari Gasparri, amplificate dai soliti media proni al Governo di turno (ma anche ai partiti dell’opposizione se sono inseriti nel sistema) che in parlamento invocavano l’arresto del dr. Riccio, reo di aver assassinato Piergiorgio Welby: ricordo la disinformazione di quei giorni, le bestialità giuridiche che venivano scientemente veicolate dai TG e da tutta la carta stampata una volta esploso il caso.

I tempi sono maturati, la Corte Costituzionale si è mostrata molto più vicina al sentire dell’opinione pubblica di tutti coloro che siedono in Parlamento e che si sono dimostrati in tutta la loro viltà ed insipienza: il virus Radicale dell’amore della e delle libertà sta compiendo il suo percorso, viaggia nei corpi e nelle menti che hanno avuto la possibilità di conoscere, di confrontarsi, di dialogare, di riflettere.

E allora c’è da continuare ad inoculare virus, c’è da continuare ad immaginare lotte, anzitutto, per stare all’Italia, quella per abbattere un regime partitocratico che può cambiare pelle, può cambiare vestito, ma non cambia la sua natura di regime che mira a conservare se stesso, con chi ne fa parte, ed eliminare qualsiasi possibilità di dare spazio ad una vera alternativa democratica.

Per questo ti chiedo, ti chiediamo, di iscriverti al Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale, Transpartito per l’anno 2019 e di raggiungerci, a Napoli, dal 31 ottobre al 2 novembre, per darci il tuo contributo e concepire insieme lotte, battaglie, iniziative che avranno al centro del dibattito ‘il caso Italia’.

Viva il Partito Radicale, vivano le idee di Marco Pannella.