Lech Walesa sulle Ragioni del Fallimento delle Democrazie: “Non c’è Leadership”

Lech Walesa sulle Ragioni del Fallimento delle Democrazie: “Non c’è Leadership”

Secondo il leggendario leader sindacale polacco che ha contribuito a porre fine alla guerra fredda, gli Stati Uniti e le altre nazioni non hanno fatto abbastanza per creare un nuovo sistema globale di valori democratici […] “Dobbiamo essere onesti e ammettere che sia Trump che i nostri politici hanno diagnosticato correttamente la situazione, ma che il trattamento che hanno applicato è sbagliato.” […] “Il mio messaggio è: troviamo le risposte alla domanda “quale dovrebbe essere la base per un nuovo ordine nel mondo”… Se riuscissimo a raggiungere un consenso sui valori condivisi, come dovrebbe essere il sistema economico globale?” […] “Il problema è che l’Europa non è abbastanza integrata per prendere una decisione”. Un’intervista di Michael Hirsch a Lech Walesa su Foreign Policy del 14 novembre 2019.

 

Lech Walesa, il leader polacco di Solidarnosc che ha svolto un ruolo centrale nello smantellamento del comunismo sovietico verso la fine della Guerra Fredda, è a Washington questa settimana per celebrare il 30° anniversario del suo discorso leggendario in una sessione congiunta del Congresso statunitense il 15 novembre 1989, pochi giorni dopo la caduta del muro di Berlino.  In parole che ora sembrano stranamente pittoresche, Walesa, il cosiddetto “operaio di Danzica” diventato Premio Nobel e Presidente della Polonia, definì il Congresso “un faro di libertà e un baluardo dei diritti umani”. “Il popolo polacco collega il nome degli Stati Uniti alla libertà e alla democrazia, con generosità e convinzione.” Oggi, a 76 anni, Walesa ha i capelli bianchi e suoi famosi baffi sono meno folti, ma indossa costantemente camicie con la parola “costituzione” e trasuda le stesse passioni. Solo ora Walesa si chiede cosa sia successo agli Stati Uniti d’America una volta tanto ammirati. Giovedì Walesa ha parlato con Foreign Policy, segue una versione redatta della conversazione.

Foreign Policy: E’ qui per celebrare il 30° anniversario del tuo famoso discorso al Congresso. Cosa speri di ottenere con questa visita?

Lech Walesa: Allora stavamo tutti lottando per il cambiamento dello status quo nel mondo. Era lo status quo derivante della seconda guerra mondiale: due superpoteri contrapposti. Molti paesi avevano perso la sovranità a causa di tale accordo. Il sistema comunista rappresentava un grande ostacolo allo sviluppo. Persino gli stessi comunisti iniziarono a pensare che fosse necessario introdurre qualche cambiamento.  Volevano aggrapparsi al potere, ma sapevano che erano necessarie alcune riforme e questo in realtà ha facilitato la nostra lotta. E alla fine, con il sostegno degli Stati Uniti e di molti altri, siamo riusciti a eliminare questa vecchia divisione nel mondo. Ma poi è sorta la domanda: cosa dovrebbe succedere dopo? Come dovrebbe svilupparsi il mondo? E questo è il mio messaggio oggi: non abbiamo veramente costruito qualcosa di nuovo nel mondo. E questa è una perdita che abbiamo subito.

FP: Cosa abbiamo perso?

LW: La perdita è la posizione di leadership degli Stati Uniti. Che è una brutta situazione per il mondo. Non c’è leadership. In precedenza, quando eravamo nel mezzo della nostra lotta, eravamo soliti avere l’impero malvagio e l’impero buono. Era l’ultimo rifugio per il mondo.

FP: Parla di leadership in termini di valori – valori politici e umani?

LW: Abbiamo sconfitto il comunismo. E le organizzazioni che avevamo all’epoca si sono in qualche modo dimostrate efficaci in quella parte del mondo. Ma da allora abbiamo sostituito una di quelle organizzazioni? Un’epoca è giunta al termine, e un’altra non è ancora completamente emersa. Ci troviamo in mezzo. E quest’è l’epoca a cui mi riferisco come l’epoca delle parole: lo scambio di idee. Il punto è che, dopo la vecchia epoca, ancora non ci fidiamo degli altri. E ora dovremo costruire qualcosa di completamente diverso. La domanda è: cosa?

FP: Ci sono molti critici che affermano che il sistema della democrazia stessa non funziona bene, compresi alcuni dei leader dei paesi dell’Europa dell’Est come la Polonia, che stanno abbracciando una nuova specie di autoritarismo. Lo scorso anno, lei stesso ha firmato una lettera all’Unione europea per protestare contro gli abusi di potere da parte del leader del partito Law and Justice al potere in Polonia, Jaroslaw Kaczynski.

LW: Abbiamo sottovalutato la democrazia in Polonia, e l’abbiamo dato per scontata. Abbiamo permesso ai demagoghi populisti di vincere le elezioni. Non sottovalutare mai la democrazia qui negli Stati Uniti o altrove, perché avete l’esempio della Polonia. La democrazia è composta principalmente da tre componenti, con circa il 30 percento in ciascuno di essi. Il primo 30 percento è una questione legale: leggi, regolamenti, costituzioni. Il secondo 30 percento è valutare se le persone ne fanno utilizzo e siano organizzate in partiti politici e siano coinvolti. E il terzo 30 percento è la dimensione del conto bancario. E se la democrazia viene criticata, allora dobbiamo capire quali di questi elementi non funzionano bene. Sia che si tratti delle leggi o dei regolamenti, sia che il popolo non sia realmente coinvolto nelle attività politiche e le elezioni. O forse sono semplicemente troppo poveri per essere coinvolti.

FP: E qual è la sua valutazione?

LW: Se parla della Polonia, abbiamo il primo 30 percento. Stanno cercando di privarci di alcuni elementi, ma il quadra legale tiene ancora. Per quanto riguarda il secondo 30 percento, penso che l’affluenza alle urne sia inferiore al 50 percento; nelle ultime elezioni è stata leggermente più alta, ma generalmente è inferiore. Quindi forse abbiamo soltanto il 15 percento del secondo 30 percento di cui abbiamo bisogno, e per quanto riguarda la ricchezza della società forse il 5 percento  della popolazione polacca può opporsi alle tendenze politiche perché possono permettersi di dire di no se non gli piace qualcosa. Quindi, seguendo questa formula, penso che possiamo dire che in termini pratici la democrazia polacca è al di sotto del 50 percento [di quello che potrebbe essere]. Che ne dice di valutare la democrazia negli Stati Uniti?

FP: In base alla sua formula, o qualsiasi formula, al momento non stiamo andando molto bene. C’è molta preoccupazione per la dipendenza delle persone da informazioni cattive o false, e da come questa può essere la morte della democrazia.

LW: La mia diagnosi è che le masse di persone vogliono qualche cambiamento. Sentono che il mondo è cambiato, ma non è cambiato a loro favore. Ecco perché cosi tante persone votano per quegli individui o quei gruppi che sostengono di poter portare il cambiamento. E’ così che hanno votato per il Presidente [Donald] Trump e per la nostra leadership. Dobbiamo essere onesti e ammettere che sia Trump che i nostri politici hanno diagnosticato correttamente la situazione, ma che il trattamento che hanno applicato è sbagliato.

 

FP: Tornando alla sua esperienza come uno dei leader che ha portato alla caduta del comunismo sovietico, crede che all’indomani della Guerra Fredda ci fossero troppo speranze sulle possibilità delle democrazie e dei mercati liberali?

LW: Immagino che la gente non si rendesse conto che la nuova era richiedeva soluzioni totalmente nuove. Ecco perché stiamo vacillando: continuiamo ad applicare vecchie soluzioni in una nuova epoca. Una volta inventati gli aerei e Internet, abbiamo dovuto organizzarci in modo diverso rispetto agli stati nazionali. In Europa stiamo integrando paesi in un continente, e in qualche misura dobbiamo pensare alle cose a livello globale. Quindi questa è la stessa domanda in tutto il mondo: quali minacce e sfide devono essere affrontate a livello mondiale, come l’ambiente?

FP: Ma non è stato questo il tentativo fatto 30 anni fa, e anche prima? Invece, ora ci ritroviamo a cadere nel nazionalismo.

LW: Ecco perché mi riferisco al periodo transitorio attuale come l’epoca delle parole… Se commettiamo errori, dobbiamo discutere di cosa sono stati. L’unica domanda è se attraverso il dibattito troveremo delle soluzioni o se la nostra civiltà crollerà… Ad esempio, a breve l’ambiente dirà di no a ciò che stiamo facendo, o forse [il Presidente russo] Putin premerà un pulsante, perché non riusciamo a raggiungere un consenso.

FP: Qual è la sua più grande paura?

LW: In realtà l’unica paura che ho è di Dio. E ho un po’ paura di mia moglie. Non temo nient’altro.

FP: Teme per i suoi nipoti, per le giovani generazioni?

LW: In realtà ho delle paure al riguardo. Ecco perché, anche se ho l’étà che ho e dovrei prendermela più comodo, continuo a viaggiare il mondo e cerco di ispirare discussioni, perché spero che i giovani negli Stati Uniti vedano le stesse cose che vedo io e spero che ci possano aiutare a proteggere il mondo per i miei figli e nipoti.

FP: Quindi sta cercando di riportare lustro alla democrazia?

LW: Il mio messaggio è: troviamo le risposte alla domanda “quale dovrebbe essere la base per un nuovo ordine  nel mondo”… Se riuscissimo a raggiungere un consenso sui valori condivisi, come dovrebbe essere il sistema economico globale? Sappiamo che in passato il capitalismo era un po’ come una rat race, ma se ora avessimo eliminato la competizione tra nazioni, come dovrebbe funzionare il capitalismo e la competizione allora?

FP: La soluzione del partito Law and Justice al potere in Polonia è quella di combinare il nazionalismo con la ridistribuzione progressiva, che suppongo sia un po’ come il socialismo nazionale. E’ d’accordo?

LW: E’ questo il problema. I politici non hanno proposto alcuna soluzione positiva, e la vita detesta il vuoto. E questo permette ai vecchi demoni del nazionalismo di risvegliarsi. Semplicemente perché non abbiamo nuove buone soluzioni.

FP: Tornando indietro di 30 anni, ha mai immaginato che ciò che stiamo vedendo ora avrebbe avuto luogo?

LW: In realtà ho previsto tutto. Il punto è che quando stavamo lottando, la gente mi ascoltava. Ma quando abbiamo raggiunto la libertà, hanno smesso di ascoltarmi.

FP: Infine, con il suo vicino Ucraina così tanto sui telegiornali, ha qualche idea su cosa è andato storto in quel paese?

LW: Il punto con l’Ucraina è che sono stati sotto il comunismo molto più a lungo della Polonia e di altri paesi al di fuori dell’URSS… Quindi è stato molto più facile per noi introdurre un nuovo sistema e un nuovo regime. Non avevano un singolo ricordo vivente di come fosse un mondo normale, ed erano stati controllati dalla Russia molto più di noi e continuano ad esserlo ancora oggi. Ma certamente non può esserci libertà in Europa senza Ucraina e Bielorussia ne facciano parte. Il problema è che l’Europa non è sufficientemente integrata per prendere una decisione.

 

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