Bolognetti: sospendo lo sciopero. Tranquilli, questa volta sarà una sospensione necessariamente lunga.

di Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani e Membro del Consiglio generale del Partito Radicale.

Dopo 42 giorni devo necessariamente fare i conti con ciò che il mio organismo mi sta comunicando e con un contesto di feroce e violenta rimozione dei contenuti e delle ragioni che proviamo a difendere.
Poco fa ho avuto l’onore di prendere la parola nel corso di un’assemblea convocata dai compagni dell’Associazione Marco Pannella di Torino; compagni nel senso vero e profondo che ha questa meravigliosa parola.
Compagni che, in queste settimane, mi hanno dato forza. Il loro sciopero della fame a staffetta è stato per me linfa e alimento. C’è stata, consentitemi il termine, comunione.  
A loro, a Sergio, a Bruno, a Daniele, a Mario ho comunicato quel che già avevo preannunciato a Maurizio, Sergio, ai miei compagni del Partito Radicale: sospendo lo sciopero della fame. Cedo idealmente il testimone.
Decidere di sospendere una iniziativa nonviolenta non è mai una cosa facile. Non è facile se stai provando ad alimentare la fame di diritti umani, di democrazia, di giustizia, di verità che ti percorre. Sono, in questo momento, davvero molto stanco e provato, ma resto convinto, ora più di ieri, che il momento della lotta, della resistenza, della resilienza a ciò che monta e che proviamo a scongiurare sia questo. A chi pure mi ha detto mesi fa “non è questo il momento”, non posso che ripetere che il momento del non mollare è proprio questo. Appunto, non mollare. Provo a recuperare la forza fisica necessaria. Il satyagraha (insistenza per la verità) proverò a nutrirlo in altro modo, augurandomi di essere all’altezza di ciò che è necessario. Viva il Partito Radicale e viva (ma lo è per quanto mi riguarda) quel Marco Pannella che ha dedicato una vita intera alla difesa dei diritti umani, della democrazia e che aveva il torto di vedere ben oltre il proprio naso. Se non sbaglio domani avrebbe compiuto 90 anni.
Proveremo a non togliere il disturbo e ad occuparci ancora del vero furto di cui nessuno vuol parlare: il furto di democrazia, verità, giustizia, diritto, diritti umani.
C’è chi si è assuefatto all’aria mefitica che respiriamo, satura dell’odore acre emanato dal corpo di una democrazia in stato avanzato di putrefazione. C’è chi non vede il quotidiano, reiterato attentato ai diritti politici, civili e umani di un popolo e nemmeno il bacillo della peste che circola indisturbato. Troppi coloro che agiscono, in buona sostanza, nel solco e nel recinto del regime. Prendono le briciole che cadono dal tavolo e puntano a sopravvivere. Così facendo sopravvivono anche a se stessi. Ma questo nulla ha a che fare con la lotta necessaria rispetto al contesto che conosciamo.
Spes contra spem

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