Il Comitato anti-tortura del Consiglio d’Europa esorta la Grecia a riformare il sistema di detenzione dei migranti e a porre fine ai respingimenti

In un rapporto pubblicato il 19 novembre su una visita ad hoc di reazione rapida in Grecia a marzo 2020, il Comitato anti-tortura del Consiglio d’Europa (CPT) esorta ancora una volta le autorità greche a cambiare il loro approccio alla detenzione dei migranti e a garantire che i migranti privati della libertà siano trattati con dignità e umanità. Il CPT ha pubblicato anche la risposta delle autorità greche.

Il CPT riconosce le notevoli sfide cui le autorità greche sono confrontate per far fronte al gran numero di migranti che entrano nel paese e che ciò richieda un approccio europeo coordinato. Tuttavia, il CPT ha riscontrato che le condizioni di detenzione dei migranti in alcune strutture della regione di Evros e sull’isola di Samos potrebbero costituire un trattamento inumano e degradante. Il CPT chiede alle autorità greche di porre fine alla detenzione dei minori non accompagnati e dei bambini con i loro genitori nelle strutture della polizia, che dovrebbero invece essere trasferiti in strutture di accoglienza adeguate alle loro esigenze specifiche. Nella sua risposta, la polizia greca ha fornito informazioni sulle misure adottate per migliorare le condizioni di detenzione dei migranti detenuti.  Afferma, inoltre, che la presunta pratica del respingimento alla frontiera è infondata e del tutto errata. Per quanto riguarda i minori non accompagnati, si è fatto riferimento in particolare a una nuova strategia per porre fine al loro trattenimento e al loro trasferimento dai centri di accoglienza posti sulle isole a sistemazioni in luoghi sicuri sulla terraferma.

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