Governo Draghi – Le proposte del Partito Radicale sulla giustizia nell’ambito del piano nazionale di ripresa e resilienza.

Signor Presidente,

ci rivolgiamo a Lei in quanto responsabili del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito che, per sua natura, non partecipa alle competizioni elettorali ed ha come suoi interlocutori naturali i Governi.

Lo facciamo quindi con spirito interlocutorio per fornire il nostro contributo in un momento così difficile e delicato della vita delle istituzioni di quei paesi che nei loro atti costitutivi si vogliono fondati sullo Stato di Diritto, i diritti umani e la democrazia liberale.

Le scriviamo in relazione al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e in particolare alle azioni relative alla questione Giustizia.

Noi riteniamo che il Paese abbia necessità di una riforma strutturale ed organica del sistema giustizia, dei suoi assetti e degli equilibri su cui si basa: una giustizia che sia capace di dare risposte prevedibili in tempi ragionevoli, una giustizia resa da giudici terzi, imparziali, autorevoli, una giustizia efficiente e moderna e che proprio per questo sarebbe accettata – non subita – dai cittadini che ad essa si rivolgono per far valere le proprie ragioni ed i propri diritti.

Occorre che il Governo prenda atto che ad oggi il sistema giustizia rappresenta uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo economico del Paese: i suoi ritardi, le ataviche inefficienze, l’imprevedibilità degli esiti dei contenziosi o l’imprevedibilità determinata dalle interpretazioni mutevoli e creative, in sede penale, da parte di una giurisprudenza che non risulta più presidiata, in fatto, dalla funzione nomofilattica della Suprema Corte, agita da soggetti nei fatti irresponsabili, risulta essere per un verso uno dei principali fattori causali dei mancati investimenti in Italia e per altro verso uno dei principali fattor causali dell’inosservanza diffusa delle stessi leggi.

Questa giustizia, oltre a costare ogni anno, in termini di mancato sviluppo, circa un punto e mezzo di PIL, colloca l’Italia, nelle classifiche internazionali stilate dalla Banca Mondiale, tra i Paesi con maggior grado di insicurezza nei e dei rapporti giuridici.

Non sono e non saranno purtroppo gli investimenti previsti nel PNRR a cambiare il verso di questo declino, essendo necessaria, per la Commissione Giustizia del Partito Radicale, una grande riforma strutturale capace di superare le sacche di resistenza corporativa – spesso poste a presidio di privilegi antichi che non hanno più alcuna ragion d’essere nella società moderna – che impediscono a tutt’oggi anche solo di immaginare riforme che seriamente vadano nella direzione richiesta dai tempi.

Una giustizia ingiusta, inefficiente, strutturalmente incapace di dare risposte in tempi ragionevoli, resa da soggetti che non rispondono in alcun modo del loro operato, intrisa in ogni angolo di irresponsabile discrezionalità – che per questo diventa sovente mero arbitrio – non solo è un retaggio di tempi passati, non solo è una giustizia subita e non accettata, ma è una giustizia che produce essa stessa la lesione di diritti che pure sono riconosciuti nella Costituzione e nei trattati internazionali sottoscritti dall’Italia, come diritti umani fondamentali di ogni individuo. Con il portato di dolore e sofferenza umana.

Non è questa la sede però per approfondite analisi, né per avanzare proposte di riforma di sistema e pertanto ci limitiamo a segnalare e proporre una diversa allocazione delle risorse del PNRR da destinare:

– all’implementazione di sistemi che consentano una effettiva e globale informatizzazione degli adempimenti prodromici alla fase processuale (accesso ai fascicoli informatici da parte del difensore, possibilità di estrazione copie da remoto, deposito atti, istanze, impugnazioni, ecc.) con ciò rendendo l’accesso fisico alle cancellerie da parte dei difensori e delle parti del tutto residuale e marginale. La misura libererebbe strutturalmente energie lavorative da destinare alla lavorazione dei fascicoli da parte del personale amministrativo, ridurrebbe i tempi morti conseguenti alla lavorazione e trasmissione dei fascicoli e degli atti in cartaceo, consentirebbe un uso più efficiente e razionale degli spazi all’interno degli Uffici Giudiziari;

– all’istituzione di un fondo per l’indennizzo dei soggetti imprenditoriali destinatari di misure di prevenzione patrimoniale allorquando all’esito dei procedimenti vengano restituiti al legittimo proprietario, dopo anni di amministrazione giudiziaria, beni ed aziende private del valore originario. Si tratta di una misura che non solo risponde ad elementari esigenze di giustizia, ma che avrebbe effetti economici positivi in termini di PIL ed occupazione, ove all’imprenditore venisse restituita la possibilità di rientrare nel mercato dal quale era stato espulso per un provvedimento poi rivelatosi ingiusto, sbagliato e perciò annullato;

– al potenziamento dei fondi destinati agli indennizzi per l’ingiusta detenzione, per la riparazione degli errori giudiziari, per l’eccessiva durata dei processi (legge Pinto), per essere stati sottoposti, in carcere, a trattamenti inumani e degradanti in ragione del sovraffollamento;

– Istituzione di un fondo per il reperimento di alloggi idonei all’esecuzione domiciliare delle misure cautelari custodiali e/o delle misure alternative alla detenzione carceraria. Come noto sono moltissimi i soggetti che pur potendo essere ammessi agli arresti e/o alla detenzione domiciliare, in pratica rimangono in carcere poiché non dispongono neppure di un alloggio dove poter essere domiciliati nel corso della misura e/o della pena;

– all’aumento dei ruoli della magistratura di Sorveglianza, strutturalmente sottodimensionata rispetto al numero di detenuti mediamente presenti negli Istituti Penitenziari del Paese i quali perciò hanno nei fatti inibito il ricorso alle molteplici misure previste dall’ordinamento penitenziario e sottese al recupero del condannato;

– al potenziamento degli uffici dell’esecuzione penale esterna, allo stato gravemente inadeguati, quanto a personale e strutture, per far fronte agli adempimenti necessari per consentire il ricorso alle misure alternative alla detenzione oltre che il ricorso all’istituto della messa alla prova. L’intervento sarebbe destinato a garantire strutturalmente non solo il rispetto del dettato costituzionale quanto alla funzione della pena, ma altresì maggiore sicurezza per i cittadini atteso il noto drastico calo dei numeri della recidiva in caso di ricorso alle misure alternative alla detenzione e di fruizione dei benefici penitenziari, oltre che il calo della popolazione detenuta che vive in condizioni di strutturale sovraffollamento, con la conseguente lesione dei diritti umani fondamentali. L’intervento inoltre, consentendo un maggior ricorso all’istituto della messa alla prova produrrebbe importanti effetti deflattivi quanto ai carichi giudiziari (il 70% dei processi pendenti potrebbe essere definito con l’istituto della messa alla prova ove fosse nei fatti praticabile e quindi reso effettivamente appetibile);

– al potenziamento delle risorse destinate al circuito penitenziario al fine di adeguare gli organici di mediatori, educatori, assistenti sociali, psicologici, personale amministrativo, oltre che di rendere possibile il lavoro in carcere, in termini tali per cui i percorsi trattamentali previsti dalle leggi vigenti – sostanzialmente disattese nella stragrande maggioranza degli istituti – possano essere effettivamente realizzati”;

– all’Istituzione di un fondo per far fronte alle spese di estrazione di copie di fascicoli per i difensori d’ufficio, e, per tutti, nei casi in cui i fascicoli dei PM superano un numero predeterminato di pagine. Com’è noto, in particolar modo per procedimenti che vedono imputati una pluralità di parti per una pluralità di imputazioni, i costi di estrazione delle copie possono raggiungere somme assai ragguardevoli che non tutti gli imputati possono effettivamente permettersi – anche per il caso in cui non rientrino nelle categorie di persone che possono avere accesso al gratuito patrocinio – con la conseguente frustrazione del diritto ad una effettiva difesa.

Signor Presidente,

abbiamo ben presente la situazione generale, sia sul piano nazionale che su quello internazionale, e concordiamo con Lei che sia necessario concentrarsi sulla pandemia sanitaria e su quella economico-finanziaria.

Cogliamo quindi l’occasione per anticiparle che è nostra intenzione chiederle un incontro attraverso il quale presentarle le iniziative e proposte del Partito Radicale a partire dall’urgenza di occuparsi della pandemia antidemocratica che sta erodendo le democrazie liberali.

Con l’auspicio di poterLa incontrare al più presto, Le auguriamo buon lavoro

1 Comment

  • Bruno Lago 12 Febbraio 2021

    Concordo al 100% con i temi di questo appello ma vorrei sottolineare che manca tra le proposte quella relativa alla revisione della normativa sulla responsabilità civile dei magistrati, battaglia storica del Partito Radicale dai tempi di Tortora.

    Questa è la prima tra le riforme da fare perchè, finchè i magistrati non saranno effettivamente responsabilizzati (la legge Vassalli non funziona), l’ efficienza dell’ intera macchina giudiziaria non potrà essere assicurata.

    Con la legge attuale il magistrato che sbaglia non è chiamato a risponderne e questo privilegio è inammissibile in una democrazia. Non a caso se si entra nel sito del Ministero di Giustizia nel percorso Itinerari a tema/Responsabilità il capitolo Responsabilità civile dei magistrati risulta vuoto.

    Occorre un nuovo referendum, diamoci da fare!

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