La minaccia dello Stato Islamico si sposta online e si espande in tutta l’Africa

Il capo dell’antiterrorismo dell’ONU, Vladimir Voronkov, ha presentato l’ultimo rapporto del Segretario Generale sulle minacce poste dai gruppi terroristici: due decenni dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre a New York, le reti del terrore Al-Qaida e lo Stato Islamico – noto anche come Da’esh – continuano a rappresentare una grave minaccia alla pace e alla sicurezza, adattandosi alle nuove tecnologie e spostandosi in alcune delle regioni più fragili del mondo.

Alla vigilia della quarta commemorazione della Giornata internazionale della memoria e del tributo alle vittime del terrorismo, osservata ogni anno il 21 agosto, ha informato il Consiglio di Sicurezza che il mondo è attualmente testimone di una situazione in rapida evoluzione in Afghanistan “che potrebbe avere implicazioni di vasta portata” in tutto il mondo, ha citato la presenza estesa di Da’esh in quel paese e ha sottolineato che diversi membri dei talebani sono stati designati come terroristi dallo stesso Consiglio di Sicurezza. Mentre Da’esh rimane concentrato sulla ricostituzione delle sue capacità in Iraq e Siria, Vornkov ha affermato che lo sviluppo più allarmante negli ultimi mesi è l’inarrestabile diffusione del gruppo nel continente africano. Il cosiddetto “Stato Islamico nel Grande Sahara” ha ucciso diverse centinaia di civili dall’inizio del 2021 in Mali, Burkina Faso e Niger, mentre la “Provincia dell’Africa occidentale” del gruppo probabilmente guadagnerà dall’indebolimento di Boko Haram, con ulteriori ricadute di terroristi e combattenti stranieri dalla Libia. Nel frattempo, l’espansione di Da’esh in Africa centrale – e soprattutto nel nord del Mozambico – potrebbe avere implicazioni di vasta portata per la pace e la sicurezza nella regione.

Voronkov ha anche citato la continua detenzione di migliaia di individui con presunti legami con gruppi terroristici come un altro fattore che esacerba la minaccia. Il deterioramento delle condizioni nelle strutture di detenzione e nei campi di sfollamento nel nord-est della Siria, in particolare, sta servendo come un grido d’allarme per le attività terroristiche.  Hanno già alimentato casi di radicalizzazione terroristica, raccolta di fondi, contrabbando di armi, addestramento e incitamento al terrorismo. In questo contesto, ha fatto eco agli appelli dei funzionari delle Nazioni Unite affinché gli Stati membri rimpatrino volontariamente tutti gli individui interessati, con particolare attenzione ai bambini. A settembre, l’Ufficio dell’antiterrorismo (UNOCT) e il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF) lanceranno congiuntamente un quadro globale per sostenere i paesi che richiedono assistenza per la protezione, il rimpatrio volontario, il perseguimento, la riabilitazione e la reintegrazione di individui con sospetti legami con gruppi terroristici designati, di ritorno dall’Iraq e dalla Siria. Il quadro è già stato utilizzato in Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan.

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