Carcere e Referendum. Diritti negati

Di Leda Colamartino (membro di Tesoreria del Partito Radicale) e Andrea Piani (Consigliere Generale del Partito Radicale)

Tutti i cittadini italiani hanno la possibilità di firmare per indire un referendum abrogativo su una legge che ritengono sbagliata. Chi vuole firmare per il referendum sulla Giustizia giusta può farlo ai tavoli organizzati nelle strade e nelle piazze, nei comuni oppure online. Questo non vale per i cittadini italiani detenuti, anche per quelli che non sono stati interdetti dai pubblici uffici: nelle carceri non vengono predisposti dei moduli per poter firmare come avviene nei comuni e non c’è la possibilità per i reclusi di firmare online.

Il Partito Radicale, che ha da sempre difeso il diritto di voto dei detenuti, si è impegnato nella raccolta firme anche in varie carceri, fra queste quella di Poggioreale e di Secondigliano. Una delegazione del Partito organizzata dal Tesoriere Irene Testa e composta da Chiara Bellusci, Giacomo Melilla, Leda Colamartino, Francesca Pollio Salimbeni, Angela Furlan, Chiara Zane e Andrea Piani nei giorni 9,10 e 16 ottobre è entrata nei due penitenziari napoletani per dare la possibilità ai detenuti con diritto di voto di poter firmare per il referendum sulla Giustizia giusta. Le persone detenute hanno dimostrato un elevato interesse per i temi referendari e le firme raccolte sono state alcune centinaia. Questo risultato non stupisce date le storture del sistema giudiziario, basti pensare che in Italia circa 20000 sono recluse in carcere in attesa di giudizio: si tratta di persone a tutti gli effetti innocenti, dato che un cittadino può essere ritenuto colpevole solo con una sentenza passata in giudicato. Durante questa iniziativa, la delegazione ha colto l’occasione anche per avere un confronto costruttivo con le autorità carcerarie che si sono dimostrate particolarmente disponibili nei confronti dei militanti radicali presenti. È da sottolineare che il Partito Radicale si occupa da sempre del miglioramento delle condizioni dei detenuti così come del miglioramento delle condizioni di lavoro delle forze dell’ordine, due aspetti strettamente connessi. Dal colloquio con le autorità sono emersi alcuni dei problemi principali che affliggono il sistema carcerario italiano: il sovraffollamento, la cronica carenza di personale, la scarsa valenza rieducativa della detenzione.

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