LETTERA ALLE GIOVANI RAGAZZE IRANIANE

(Di Silvia Avallone da Osservatore romano)

Care ragazze iraniane, il coraggio che avete voi io non l’ho mai dovuto tirare fuori, quindi non so neppure se lo possiedo. Anche se non sono più un’adolescente, la verità è che, non essendo mai stata costretta a lottare per la libertà mettendo a rischio la mia vita, ho ben poco da insegnarvi. Al contrario: sto imparando da voi. Guardandovi scendere in piazza con i capelli liberi, tagliati, sciolti, a esigere il futuro che meritate e che ogni donna merita, mi avete dimostrato con l’esempio, con la presenza fisica sotto il cielo sterminato e a tiro di fucile, che la libertà è l’insostituibile radice della vita. Senza, siamo solo apparentemente vive. Senza, soffochiamo. Ci tengo a scrivervi la mia ammirazione e a dirvi che la vostra causa è la nostra: non siete sole. Persino qui, in questo angolo di mondo privilegiato in cui sono nata e cresciuta per pura fortuna, qui dove – grazie alle donne che hanno lottato prima di noi – tutte siamo libere di studiare, di vestirci come preferiamo, di lavorare e di sposarci con chi amiamo, la realtà non è così semplice come appare. In Italia quasi ogni giorno una donna viene uccisa perché ha tentato di ribellarsi a un compagno violento che la considerava sua proprietà. Ogni giorno le donne sono vittime di pregiudizi e discriminazioni, continuamente veniamo scoraggiate dall’inseguire la nostra indipendenza, le nostre carriere, dall’esercitare la nostra felicità per sacrificarla a quella di figli e mariti. Veniamo educate a piacere e a essere desiderate, molto meno a coltivare desideri nostri, a parlare forte con la nostra voce, a disubbidire e a prenderci uno spazio ampio, sociale, al di fuori del perimetro delle nostre case. In ogni parte del mondo, in misure diverse, le donne vengono penalizzate, emarginate, ridotte al silenzio, stuprate, uccise per il solo fatto di essere donne. In ogni parte del mondo, con gradi diversi, ci viene negato il diritto all’identità. Ci chiedono di appartenere. Di sottostare. Di ubbidire. Ma noi non siamo cose, siamo persone. I nostri corpi non sono terreno di conquista e di giudizio di nessuno. Servono solo a noi: per correre, amare, gridare, andare, conoscere. Per costruire le nostre vite attraverso libere scelte. Il vostro coraggio è un monito universale: la più alta chiamata al futuro. Un futuro, dopo millenni, finalmente giusto, che non ci vede solo figlie, o madri, o mogli, ma anche, sempre e prima di tutto, espressione dei nostri desideri, dei nostri sogni, della nostra voce. Un futuro in cui saremo amiche, perché la sorellanza è l’unica strada per ribaltare un mondo che ci offende e mette all’angolo dall’inizio dei tempi. La vostra battaglia è la battaglia di tutte – e di chiunque si renda conto che questo scandalo non può continuare. Cavalcate l’impeto della giovinezza, la forza dell’ideale senza cui la vita non può dirsi tale. Siate protagoniste, in prima persona, di una Storia inedita. Con voi nasce un’umanità nuova. E io ve ne sono grata.
Silvia Avallone
Fonte: Osservatore romano

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