Don Ettore Cannavera: Nessuno, oggi,può più dire che delinquenti si nasce. Delinquenti si diventa!

Facendo nostre le parole di Don Ettore Cannavera, chiediamo con questo manifesto appello che siano abolite le carceri minorili: condividiamo tutti l’idea che per i reati commessi dai minori si debba prevedere la reale rieducazione del minore, che non può avvenire all’interno di un carcere. Privarlo della libertà, degli affetti, significa impedirgli di poter compiere un reale percorso di reinserimento e di poter godere del diritto all’educazione, che in molti casi, non per sua colpa ma per il contesto che li ha portati a compiere il reato, gli è stato negato. La risposta civile che oggi noi possiamo dare a questi ragazzi è quella di chiedere alle istituzioni di farsene carico, attraverso quelle che sono le indicazioni della Costituzione, dei codici e delle convenzioni internazionali.

Occorre far prevalere l’interesse del minore, che non può essere garantito all’interno delle mura di un carcere. Nonostante il carcere minorile sia la extrema ratio tra le pene attuabili – e quindi il sistema vigente basato sul criterio della residualità – nei 17 Istituti penali minorili, distribuiti sul territorio nazionale, i detenuti attualmente ristretti sono 390.
La gran parte di essi, provengono dal sud, e in particolare dalla Sicilia e dalla Calabria. Poco più del 41% ha meno di diciotto anni, i restanti, pur avendo compiuto il reato da minorenni, possono rimanere negli istituti minorili fino al compimento del 25esimo anno di età (giovani adulti). Così come avviene nelle carceri per adulti, molti minori si trovano in regime di custodia cautelare in attesa di un giudizio definitivo.
I reati più comuni sono quelli contro il patrimonio: furti, rapine, estorsioni, riciclaggio. Dai dati forniti dal Ministero della Giustizia emerge che i delitti a carico dei minorenni e dei giovani adulti entrati negli Istituti penali minorili per l’anno 2019 sono 1430: il 15 % sono reati contro la persona e il 13% per violazione della legge sulle droghe.

Riteniamo che occorra una grande mobilitazione politica, culturale e istituzionale per superare non il concetto di pena, che pure deve essere espletata, ma la carcerazione all’interno delle prigioni. Abbiamo l’obbligo di dare risposte educative, così come chiede l’articolo 27 della Costituzione, che parla di pena e non di carcere: una pena che tenda alla rieducazione e al reinserimento sociale.

 

APPROFONDIMENTO SUL CARCERE MINORILE

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Occorre far prevalere l'interesse del minore, che non può essere garantito all'interno delle mura di un carcere. Nonostante il carcere minorile sia la extrema ratio tra le pene attuabili - e quindi il sistema vigente basato sul criterio della residualità - nei 17 Istituti penali minorili, distribuiti sul territorio nazionale, i detenuti attualmente ristretti sono 390.
La gran parte di essi, provengono dal sud, e in particolare dalla Sicilia e dalla Calabria. Poco più del 41% ha meno di diciotto anni, i restanti, pur avendo compiuto il reato da minorenni, possono rimanere negli istituti minorili fino al compimento del 25esimo anno di età (giovani adulti). Così come avviene nelle carceri per adulti, molti minori si trovano in regime di custodia cautelare in attesa di un giudizio definitivo.
I reati più comuni sono quelli contro il patrimonio: furti, rapine, estorsioni, riciclaggio. Dai dati forniti dal Ministero della Giustizia emerge che i delitti a carico dei minorenni e dei giovani adulti entrati negli Istituti penali minorili per l’anno 2019 sono 1430: il 15 % sono reati contro la persona e il 13% per violazione della legge sulle droghe.

Riteniamo che occorra una grande mobilitazione politica, culturale e istituzionale per superare non il concetto di pena, che pure deve essere espletata, ma la carcerazione all'interno delle prigioni. Abbiamo l'obbligo di dare risposte educative, così come chiede l'articolo 27 della Costituzione, che parla di pena e non di carcere: una pena che tenda alla rieducazione e al reinserimento sociale.

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