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SREBRENICA – Turco e Testa (Partito Radicale) IERI I BALCANI, OGGI LA LIBIA, DOMANI L’EUROPA
La ricorrenza del massacro di Srebrenica – dove furono uccisi 8.000 uomini e ragazzi bosniaci di religione musulmana, dall’Esercito Serbo-Bosniaco, grazie all’inerzia delle Nazioni Unite e del Comando olandese – non può essere isolata dal contesto nel quale è maturato: una guerra civile nel cuore dell’Europa.

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Il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) ha pubblicato i nuovi dati del Multidimensional poverty index (MPI) del 2019. Il MPI globale del 2019 dipinge un quadro dettagliato della povertà rivelando grandi disuguaglianze tra i paesi sia livelli interni di ineguaglianze: nei 101 paesi studiati – 31 reddito basso, 68 reddito medio e 2 reddito elevato – che coprono il 76% della popolazione mondiale, 1,3 miliardi di persone sono “poveri multidimensionali” (la povertà non è definita solo dal reddito, ma da 10 indicatori relativi a salute, istruzione e qualità di vita).

Oltre i due terzi dei poveri multidimensionali – 886 milioni di persone – vivono in paesi a reddito medio. Altri 440 milioni vivono in paesi a basso reddito.

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Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea ha stimato che al 1° gennaio 2019, la popolazione dell’Unione europea (UE) era di circa 513,5 milioni, registrando un aumento rispetto all’anno precedente di 1,1 milione. Durante il 2018 è stato registrato un numero maggiore di decessi rispetto alle nascite (rispettivamente 5,3 milioni e 5,0 milioni). Secondo questi dati, il cambiamento naturale della popolazione dell’UE è negativo per il secondo anno consecutivo. Il cambio di popolazione (positivo, con 1,1 milioni di abitanti in più) è dovuto dunque alla migrazione.

A livello UE, il tasso di natalità è stato di 9,7 per 1 000 abitanti. Tra gli Stati membri, i più alti tassi di natalità nel 2018 sono stati registrati in Irlanda (12,5 per 1 000 abitanti), Svezia (11,4 ‰), Francia (11,3 ‰) e Regno Unito (11,0 ‰), mentre i più bassi sono stati registrati in Italia (7,3 ‰), Spagna (7,9 ‰), Grecia (8,1 ‰), Portogallo (8,5 ‰), Finlandia (8,6 ‰), Bulgaria (8,9 ‰) e Croazia (9,0 ‰). Con 83 milioni di residenti (il 16,2% del totale della popolazione nell’Ue al 1/01/2019) la Germania é il più popoloso Stato Membro dell’UE, seguita da Francia (13,1%), Regno Unito (13,0%), Italia (11,8%), Spagna (9,1%) e Polonia (7,4%).

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Gli esperti di diritti umani delle Nazioni Unite hanno espresso seria preoccupazione per l’Iran che continua a negare l’accesso alle cure mediche e cure mediche adeguate alle persone detenute, nonostante i ripetuti appelli. Gli esperti hanno sottolineato in numerosi rapporti che l’integrità fisica e mentale dei detenuti in Iran è ulteriormente compromessa da condizioni di detenzione non sicure e non igieniche. Secondo le notizie ricevute, molte carceri iraniane hanno problemi di sovraffollamento, contaminazione di acqua e cibo e infestazioni di roditori ed insetti.

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L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha pubblicato la 25° edizione della raccolta dati del Displacement Tracking Matrix (Dtm) in Libia relativa al trimestre marzo-maggio 2019. Sono almeno 641.398 i migranti censiti in Libia provenienti da oltre 39 diverse nazioni e risultano presenti in tutti i 100 comuni libici, distribuiti in 565 delle 667 comunità della Libia.

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Yemen. La Corte penale di primo grado di Sana’a gestita dai ribelli Houti ha emesso 30 condanne a morte con l’accusa di spionaggio in favore della Coalizione guidata dai sauditi.

La tv panaraba saudita al-Arabiya, che cita fonti giudiziarie a Sanaa, la capitale yemenita da 5 anni in mano agli Houthi, ha riferito che i condannati sono sindacalisti, avvocati, professori universitari e religiosi arrestati un anno fa.

L’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite, sulla base di “informazioni credibili” che suggeriscono che molti dei condannati sono stati sottoposti a detenzione arbitraria o illegale, così come la tortura e altri maltrattamenti, ha esortato la Corte d’Appello a riesaminare le condanne tenendo conto delle gravi accuse di tortura e altri maltrattamenti e delle violazioni dei diritti processuali dei condannati. «Qualsiasi accusa politicamente motivata dovrebbe essere respinta e gli standard internazionali di processo equo saranno pienamente rispettati. L’ONU si oppone all’uso della pena di morte in tutte le circostanze» ha detto la portavoce dei diritti umani Ravina Shamdasani.