Ingerenze politiche di Pechino sulle università nel Regno Unito.

Di fronte alla reiterata richiesta di non-ingerenza negli affari interni della Repubblica popolare cinese, pensiero ribadito magistralmente dal Ministro degli Esteri Di Maio in riferimento alla posizione italiana su Hong Kong, riportiamo di seguito un articolo del Guardian sulle ingerenze politiche portate avanti su base quotidiana da Pechino nel Regno Unito. Un rapporto parlamentare denuncia le gravi mancanze del governo britannico nel contrastare tali politiche, emanate direttamente dall’ambasciata cinese, e afferma che le libertà faticosamente conquistate e  gli standard internazionali che hanno portato libertà e prosperità nel Regno Unito e nel resto del mondo, sono sotto minaccia nel Regno Unito a seguito di tale politiche.

 

Dal Guardian, 5 novembre 2019:

Rapporto espone ingerenze cinesi “allarmanti” nelle università del Regno Unito

L’ambasciata cinese sembra coordinare gli sforzi per frenare la libertà accademica, affermano i deputati

Le università non rispondono adeguatamente al crescente rischio della Cina e di altre “autocrazie” che influenzano la libertà accademica nel Regno Unito, ha affermato il Foreign Affairs Select Committee.

Il rapporto, pubblicato prima che il parlamento venga sospeso in previsione delle elezioni, trova “prove allarmanti” dell’interferenza cinese nei campus del Regno Unito, aggiungendo che alcune attività volte a limitare la libertà accademica sembrano essere coordinate dall’ambasciata cinese a Londra.

Il rapporto afferma: “Esistono prove evidenti che le autocrazie stanno cercando di modellare l’agenda di ricerca o i curricula delle università del Regno Unito, oltre a limitare le attività dei ricercatori nei campus universitari. Non viene fatto abbastanza per proteggere la libertà accademica dalla pressione finanziaria, politica e diplomatica.”

La commissione ha sottolineato il ruolo dei funzionari dell’Istituto Confucio finanziato dalla Cina nella confisca di documenti che menzionavano Taiwan durante una conferenza accademica, l’utilizzo della Chinese Students and Scholars Association come strumento di interferenza politica e prove che i dissidenti attivi mentre studiano nel Regno Unito – ad esempio Ayeshagul Nur Ibrahim, un musulmano uiguro – venivano monitorati e le loro famiglie in Cina molestate.

La Commissione accusa alcune organizzazioni accademiche, come Million Plus, la quale rappresenta 20 università moderne, di compiacenza.

Bill Rammell, Presidente di Million Plus, ha dichiarato alla Commissione di “non aver sentito una prova” che confermasse le affermazioni di influenza straniera nelle università.

La Commissione ha affermato che l’attenzione del governo era sulla protezione delle università dal furto di proprietà intelletuale e dai rischi derivanti da progetti di ricerca congiunti. “Questo non è abbastanza per proteggere la libertà accademica da altri tipi di interferenza come la pressione finanziaria, politica o diplomatica”, hanno detto i deputati.

Il rapporto afferma che le prove portate alla Commissione dal Ministero degli Esteri hanno messo in luce la mancanza di assistenza in materia del governo alle università, aggiungendo che i ministri non hanno coordinato gli approcci alla questione, né all’interno di Whitehall né con governi stranieri come l’Australia e gli Stati Uniti.

Il rapporto sottolinea che un white paper sulla strategia di istruzione internazionale del 2019 menziona la Cina più di venti volte nel contesto di aumentare le competenze dell’istruzione sul mercato cinese, ma senza menzionare questioni di sicurezza o interferenze.

La Commissione conclude: “La battaglia per gli studenti universitari o gli accordi commerciali non dovrebbe superare gli standard internazionali che hanno portato libertà e prosperità nel Regno Unito e nel resto del mondo. Il governo dovrebbe fornire consigli strategici alle università e  utilizzare i suoi strumenti chiave di sanzioni come i “Magnitsky Powers” per frenare le interferenze sulla base dei diritti umani.”

I ministri possono ridurre le interferenze attraverso la legge sulle Sanzioni e il Riciclaggio di Denaro approvata 17 mesi fa, secondo il rapporto.

Tuttavia, in precedenza i ministri avevano dichiarato alla Commissione di non poter utilizzare il cosiddetto emendamento Magnitsky, contenuto nella legge, fino a quando il Regno Unito non avesse lasciato l’UE. A giugno, il Ministero degli Esteri ha finalmente ammesso che questa interpretazione era giuridicamente errata e che i poteri potevano essere utilizzati indipendentemente dall’UE pur rimanendo membro dell’UE.

Il Ministero deve ancora disporre dello strumento statutario necessario per introdurre il potere, 17 mesi dopo che l’atto è diventato legge. La Commissione ha sottolineato che il potere, propagandato in interviste dal Ministro agli Esteri Dominic Raab, sarà ulteriormente ritardato dalle elezioni generali.

La Commissione, presieduto dal parlamentare conservatore Tom Tugendhat, ha anche chiesto al Ministero degli Esteri di spiegare il suo mancato utilizzo delle sanzioni in risposta alla repressione da parte delle autorità statali di Hong Kong e dello Xinjiang.

Sulla questione di Hong Kong, dove continuano le proteste violente e le elezioni locali si terranno alla fine di questo mese, la Commissione ha esortato il governo a valutare il danno reputazionale al Regno Unito dei giudici britanicci che continuano a sedere alla Corte di Appello finale di Hong Kong. La Commissione avverte che esiste il pericolo che il Regno Unito appaia complice nel sostenere e partecipare a un sistema che sta minando lo stato di diritto.

Nel tentativo di sostenere i manifestanti, il Regno Unito dovrebbe concedere la residenza ai cittadini di Hong Kong che sono titolari di passaporto di nazionalità britannica (oltremare), afferma il rapporto.

Tugendhat ha affermato che le libertà faticosamente conquistate sono sotto minaccia nel Regno Unito. Il Ministero degli Esteri era stato “trovato mancante in tre aree politiche: influenze delle autocrazie sulla libertà accademica; l’uso di sanzioni contro stati autocratici e i loro sostenitori; e la cooperazione del Regno Unito con altre democrazie nel rispondere alle autocrazie”.

Un portavoce del Ministero ha dichiarato: “Il Regno Unito è un appassionato difensore della democrazia e del sistema internazionale basato sulle regole, dimostrando una leadership su question che vanno dai cambiamenti climatici alla libertà dei media. Quando lasceremo l’UE, imposteremo il nostro proprio regime di sanzioni e le utilizzeremo contro coloro che commettono gravi violazioni dei diritti umani. Esamineremo attentamente questo rapporto mentre continuiamo a rafforzare i nostri sforzi per promuovere e sostenere i nostri valori democratici.”