Finisce anche l’ILVA in mano ai Cinesi? L’avvertimento da Foreign Policy

A quanto riportato venerdì 15 novembre da La Verità, Romano Prodi e Giovanni Razoli avrebbero accolto a Venezia il finanziere cinese Eric Li, fondatore e managing partner di Chengwei Capital e un sostenitore ancora oggi dell’intervento armato a piazza Tianamnen. Dopo la recente entrata dei Cinesi in un grosso impianto siderurgico in Serbia e il salvataggio di British Steel all’inizio della settimana trascorsa, spunta dunque l’ipotesi di una soluzione “cinese” anche per l’ILVA. Per capire cosa comporterebbe tale scelta, riportiamo di seguito traduzione di un estratto dell’articolo di Martin Thorley su Foreign Policy del 12 novembre sull’acquisizione di British Steel nel Regno Unito, che sottolinea ulteriormente quanto la questione dei rapporti con la Cina dovrebbero far parte di un grande dibattito nazionale e europeo, a partire di una informazione corretta e approfondita.

Le imprese cinesi non possono evitare di essere strumenti del Partito comunista

La vendita di British Steel è un punto d’appoggio per il potere del Partito Comunista Cinese molto pericoloso

Lunedì mattina è stato annunciato che il conglomerato cinese Jingye avrebbe salvato il produttore di acciaio British Steel PLC nel Regno Unito. Alla base di questo sviluppo c’è un altro cambiamento sismico nella società britannica, anche se meno noto.
Questo sviluppo costituisce un’ulteriore slittamento verso una maggiore dipendenza dallo stato-partito cinese e costituisce un ulteriore legame nei nodi che uniscono la turbolente democrazia parlamentare britannica con un partito illiberale leninista, il Partito Comunista Cinese. Le questioni legate alla proprietà dello stato-partito cinese non sono le stesse della proprietà straniera in generale, né  lo sono gli svantaggi spesso discussi del capitale transnazionale. Oggi, mentre si avvicina la Brexit, il Regno Unito si avvicina pericolosamente a rendersi dipendente da capitali cinesi, con implicazioni inquietanti.
Certo, l’acquisizione di British Steel non è così spettacolare come l’intervento nel settore nucleare civile del Regno Unito. In quel caso, un accordo sul finanziamento della centrale nucleare di Hinkley Point C arrivò con la rassicurazione da parte britannica che il China General Nuclear Power Group avrebbe potuto assumere la guida operativa di una nuova centrale nucleare a Bradwell. Questa promessa di una spericolatezza eclatante segnò l’apice degli “uomini del denaro” e ila loro supremazia sui funzionari della sicurezza durante la guida dell’ex primo ministro britannico David Cameron e l’appassionato sostenitore degli investimenti cinesi, il Cancelliere George Osborne. Eppure, l’acciaio può ancora essere considerato un componente chiave della sicurezza della Gran Bretagna, e un governo più forte avrebbe dovuto pensarci due volte prima di consegnarlo a un potere straniero sempre più rivale.
Di solito, i sostenitori degli investimenti cinesi affermano che si tratta di aziende private. Ma il panorama in cui operano società nominalmente private come il gruppo Jingye in Cina è molto diverso dalle divisioni a cui è abituato l’Occidente. In Cina, il potere del PCC è una realtà di fondo in ogni settore, non un obiettivo per il partito in sé quanto un’ipotesi sullo stato del mondo. Il PCC deve semplicemente guidare e, quindi, sono ammesse tutte le misure che difendono e rafforzano ulteriormente la posizione del partito.
Ciò ha prodotto uno stato di cose in cui nessuna organizzazione è al di fuori dell’orbita del PCC. Poiché la Cina è un paese di “rule by law” anziché “rule of law”, la legge stessa diventa semplicemente un altro strumento per preservare il potere del PCC. Non esistono casi di aziende cinesi che usano la legge per resistere alle richieste del PCC nel modo in cui, ad esempio, Apple ha sfidato l’FBI nel 2015 sulla questione della crittografia; l’idea stessa sarebbe assurda. Questa distinzione è vitale per chiunque vuole creare legami con la Cina. Scartate le giustificazioni culturali e storiche fuorvianti come le chiamate al confucianesimo o i presunti valori asiatici. Al centro dello stato c’è il potere, e il nome di quel potere è il partito. Tutto siedono sotto quel potere, incluso lo stato stesso. Questo è lo stato-partito.
Sotto il Presidente cinese Xi Jinping, l’entità del controllo del partito è diventata più evidente, grazie al posizionamento di cani da guardia del partito direttamente all’interno di società nominalmente private, o agli umilianti giuramenti a servire il partito che i dirigenti d’azienda sono stati costretti a fare in pubblico. Ma molto avviene ancora fuori dalla vista, nel regno delle epurazioni, minacce e potere. Uno sguardo casuale ad un elenco molto parziale di miliardari e leader aziendali che sono stato arrestati, scomparsi o morti per suicidio negli ultimi anni rivela quanto siano fragili anche le persone più ricche in Cina.
In fondo, ogni organizzazioni dipende dal continuo patrocinio del PCC per la sua esistenza. Ciò non significa che le aziende siano sottoposte ad una microgestione dal PCC, ma ai desideri del partito sì e, in casi gravi, all’appropriazione da parte del PCC delle organizzazioni in questione. Queste regole non scritte si applicano a organizzazioni e istituzioni di qualsiasi dimensione significativa.
Pensate a come sarebbe qualsiasi paese se i livelli alti di un singolo partito politico, strettamente organizzato, controllassero la magistratura, i media, le forze di polizia, le forze armate, l’istruzione, i sindacati, le grandi compagnie e i principali gruppi religiosi. Questi gruppi operano secondo i propri desideri e obiettivi, ma riconoscono la propria dipendenza dal PCC e quindi non solo si piegano verso ciò che credono che i leader desiderino, ma sono anche flessibili quando vengono fatte loro richieste dirette. Il PCC non li controlla direttamente, ma devono fare ciò che  e quando viene loro detto dal partito.
Prendete lo scandalo del latte Sanlu, quando almeno una mezza dozzina di bambini sono morti a causa della formula contaminata e decine di migliaia si sono ammalati. Il consiglio di amministrazione dell’azienda ha tardivamente deciso di emettere un richiamo completo del prodotto a fronte di prove schiaccianti sui danni provocati ai bambini. Apparentemente il consiglio era legalmente autonomo, ma la sua decisione fu annulata dall’amministrazione della città di Shijiazhuang poiché le considerazioni politiche avevano la precedenza sulla salute pubblica.
Secondo quanto riferito, mentre si verificarono danni catastrofici ai bambini cinesi, Baidu, il colosso cinese di Interent, si fece parte attiva nell’operazione di cover-up. Lo scandalo è venuto alla luce solo a causa di attori completamente al di fuori della Cina. Dopo ampie discussioni, alla fine fu il partner neozelandesi di Sanlu, la multinazionale lattiero-casearia Fonterra, a riferire sulle sue preoccupazioni al governo centrale tramite il loro ambiasciatore a Pechino.
Ora, i contratti individuali non fanno parte di un piano generale diabolico per conto del PCC. Talvolta le autorità cinesi sono state ostili nei loro confronti quando considerano certi accordi potenzialmente dannosi per il partito, ad esempio laddove potrebbero essere percepiti come tentativi di spostare la ricchezza privata fuori dalla stessa Cina. Ma ognuno di essi rappresenta una risorsa potenziale che, come con qualsiasi organizzazione in Cina, può essere mobilitata per conto degli obiettivi del partito. Considerate il grado in cui persino le aziende statunitensi sono state disposte a censurarsi, sia a Hollywood che nella NBA, semplicemente per raggiungere i mercati cinesi; quanto maggiori sono le pressioni quando è in gioco l’esistenza stessa dell’azienda, per non parlare delle vite o della libertà dei suoi dirigenti?
Ciò che contraddistingue l’acquisizione di British Steel è la banalità dell’accordo. Ogni volta che un’entità del PCC acquisisce una società in questo modo, il Regno Unito diventa leggermente più impigliato nelle reti dello stato-partito. Un tale radicamento rende più difficile il respingimento nel caso in cui dovesse mai arrivare il conto. Altri paesi, come l’Australia, stanno intrattenendo un dibattito nazionale sul loro coinvolgimento con lo stato-partito cinese. Il Regno Unito, distratto e diviso dalla Brexit, non è in grado di farlo.
Traduzione di Laura Harth