Condizionalità dello Stato di diritto: Gli eurodeputati stringono un accordo con il Consiglio

I Paesi dell’UE che non rispettano lo stato di diritto rischiano di perdere l’accesso ai fondi dell’UE, in base a un accordo provvisorio raggiunto dai negoziatori del Parlamento e del Consiglio.

Gli eurodeputati sono riusciti a garantire che la nuova legge non si applichi solo quando i fondi dell’UE vengono utilizzati direttamente in modo improprio, come nei casi di corruzione o frode. Si applicherà anche agli aspetti sistemici legati ai valori fondamentali dell’UE che tutti gli Stati membri devono rispettare, come la libertà, la democrazia, l’uguaglianza e il rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle minoranze. I negoziatori del Parlamento hanno inoltre insistito sul fatto che la frode e l’evasione fiscale sono considerate possibili violazioni, includendo sia i casi individuali che le questioni diffuse e ricorrenti. Inoltre, sono riusciti ad ottenere un articolo specifico che chiarisce la possibile portata delle violazioni elencando esempi di casi, come la minaccia all’indipendenza della magistratura, la mancata correzione di decisioni arbitrarie/illegali e la limitazione dei rimedi giuridici. C’è, dunque, un forte aspetto preventivo, una tutela per i beneficiari finali ed un funzionamento del meccanismo che abbrevia i tempi che le istituzioni dell’UE avranno per l’adozione di misure contro uno Stato membro, se vengono individuati rischi di violazione dello stato di diritto, ad un massimo di 7-9 mesi (in diminuzione da 12-13 mesi come inizialmente richiesto dal Consiglio). La Commissione, dopo aver stabilito l’esistenza di una violazione, proporrà di attivare il meccanismo di condizionalità contro un governo dell’UE. Il Consiglio avrà quindi un mese di tempo per adottare le misure proposte (o tre mesi in casi eccezionali), a maggioranza qualificata. La Commissione si avvarrà del suo diritto di convocare il Consiglio per assicurarsi che la scadenza sia rispettata. Il compromesso concordato deve ora essere adottato formalmente dal Parlamento e dai ministri dell’UE.

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